C’è un pezzo del tifo bianconero che non si dà pace e, quando si parla di Cardiff
evoca a spiegazione di quella partitaccia la maledizione delle finali. C’è un altro pezzo che, invece, se si discute della sfida di Wembley contro il Tottenham, perde la bussola, non capisce come il belgiuoco pochettiniano possa aver chinato il capo ai bianconeri, se non a causa del Sacro Culo. Superstizione contro superstizione.
In realtà, la fortuna o la jella c’entrano poco e nulla. C’entra invece una cosa molto più tangibile, che ha molto a che fare con quell’espressione che mister Allegri ripete spesso e volentieri: «Bisogna capire i momenti della partita». Due anni fa, di questi tempi, quell’isterico di Pep Guardiola uscì dallo Stadium di Torino con le orbite ribaltate: il Bayern aveva dominato in largo e in lungo la partita, avrebbe strameritato di vincere, ma l’allenatore dei tedeschi mise in scena una spregevole pantomima raccontando che quel 2-2 era frutto di due miseri tiri in porta da parte dei bianconeri, malgrado i nostri avessero collezionato cinque, sei clamorose palle gol. La realtà è che la Juventus si comportò da grande squadra contro una squadra più forte di lei. Lottò come una forsennata per resistere all’assalto, incassò due gol anziché quindici proprio grazie alla sua tenacia, alla sua disciplina, al suo ordine, e quando i bavaresi abbassarono inevitabilmente l’intensità andò in cerca delle loro numerose contraddizioni, a partire dal vizietto di allungare la difesa (peraltro infarcita di centrocampisti) per poi fare la trappola del fuorigioco ad minchiam.
In altre parole significa stare sul pezzo. Significa avere carattere. Ma il carattere non coincide con gli attributi, che in campo senz’altro servono, ma non da soli: carattere è lucidità, è equilibrio, è disciplina, perché se vai fuori giri gli avversari ti puniscono, se esageri fai falli inutili e prendi cartellini altrettanto evitabili. Carattere significa avere l’umiltà di difendere, quando serve, di rallentare il gioco e far scomparire il pallone, quando è necessario. Carattere non è andare a mille all’ora, carattere è «la halma» quando sei sotto col punteggio, perché sparacchiare palloni in avanti a casaccio è solo un buon modo per restituirlo agli avversari. Conoscere questi fondamentali, averne praticata l’esperienza, ti aiuta a superare anche squadre tecnicamente più attrezzate. Col Bayern sfiorammo il miracolo, col Barcellona lo scorso anno lo realizzammo. E col Tottenham, che non sarà un Barça, ma che comunque ha una fluidità superiore alla nostra, a Wembley abbiamo offerto una magistrale lezione di come si stia in campo.
